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lunedì 2 dicembre 2013

La prima lezione



Perché era tutto così dannatamente difficile?
Già dover provvedere giorno per giorno al sostentamente suo e di Rik gli sembrava un castigo sufficiente, senza dover aggiungere anche questo.
Erano i momenti in cui rimpiangeva l’assenza di Sandro, ormai suo figlio aveva raggiunto quell’età in cui l’assenza di un padre si fa più sentire.
Aveva dovuto vincere un imbarazzo ancestrale per riuscire a parlare di certi argomenti con il figlio ma finalmente anche Rik sembrava pronto ad aprirsi.
“E’ che…vedi qui?” le aveva detto arrossendo Rik, non meno imbarazzato di lei, indicandosi il pube.
“Sai quelle cose che fanno i ragazzi da solì…tutti i miei amici lo fanno”
“Sì certo che lo so” si sforzò di sorridere “è normalissimo alla vostra età”
“E’ proprio questo” gemette Rik “Io no, non ci riesco, quando cerco di…insomma mi passa l’eccitazione”
“Oh amore mi stavo preoccupando. Non allarmarti arriverà anche per te il momento. Quando ti sentirai pronto ti riuscirà naturale”
Si sentì subito a disagio. Non era gran che come aiuto, anzi non lo era per niente. Era solo un rinviare il problema. Ma perché era così difficile doverlo spiegare? Avrebbe dovuto vincere quella nociva ritrosia e parlarne in modo naturale, come del resto era il sesso: Una cosa naturale.

Dopo cena Rik gli venne accanto sul divano. Era una cosa che faceva sempre quando si sentiva giù. Era capace di restare così per ore, in silenzio, guardando distrattamente la TV. Gli bastava sentire vicino il calore del corpo della madre per tranquillizzarsi.
Quella sera la consueta fiction del venerdì trasmise un inaspettato fuori programma: La scena di sesso era abbastanza esplicita e il rigonfiamento sul ventre del figlio mostrava chiaramente che non gli era affatto sfuggita e che anzi, per così dire, la gradisse.
Era l’occasione giusta per rifarsi dell’evasiva risposta di poco prima.
“Beh! Mi sembra che tu non abbia problemi no?” rise Carlotta, guardandogli l’erezione dai contorni chiari e netti, stagliata contro i pantaloni.
Rik arrossì violentemente, coprendosi quell’imprevista oscenità con le mani.
“Tesoro senti, perché non vai di là? In bagno o nella tua cameretta. Mi sembra il momento giusto per cercare di fare…quello di cui mi parlavi prima”
Il viso del figlio si infiammò come un incendio al napalm. Bofonchiò qualcosa che sembrava vagamente un no, mentre si contorceva, tentando vanamente di nascondere il mostro che gli urlava nelle mutande dagli sguardi indiscreti della madre. Gli riuscì per altri cinque minuti ma alla seconda scena spinta, si alzò allontanandosi in tutta fretta.
Le speranze di Carlotta di una rapida e indolore soluzione naufragarono del tutto davanti al ritorno più che mai triste e avvilito del figlio. Il clamoroso rigonfio era sparito e lui sembrava sul punto di mettersi a piangere.
“Fatto tesoro?” se non altro ora riusciva ad esprimersi abbastanza disinvoltamente.
“No” tagliò il ragazzo trincerandosi in un mutismo assoluto.
“Eppure sembravi così eccitato. Ma come lo fai?”
“Mamma!”
“Tesoro non vergognarti, magari non ti muovi bene, non so”.
Come poteva fare per aiutarlo? Deglutì cercando il coraggio di proseguire “So che non è facile e veramente non so neanche se sia giusto, ma… insomma potresti provare a farlo qui, ora davanti  a me. Ti spiego io se lo fai male”
Rik era paonazzo ma indeciso. Nonostante la vergogna che lo bloccava era evidente che moriva dalla voglia di farlo, lì davanti a sua madre.
Si sbottonò i pantaloni e indugiò a lungo con la cerniera. La apriva parzialmente per poi tornare a richiuderla, timoroso. Carlotta sospirò:
“Cosa c’è amore, ti vergogni di me?”
“Sei una femmina…”
“Non dire idiozie. Sono la tua mamma. Sai quante volte te l’ho visto? Avanti spogliati, su”
Il ragazzo sollevò malvolentieri il sedere e fece scorrere i pantaloni fino alle caviglie. Dopo un attimo di esitazione, infilò i pollici nell’elastico e abbassò anche le mutande.
Un piccolo pene bianco saltellò fuori tremolante. Alla luce diafana della televisione sembrava ancora più misero e coperto interamente dalla pelle, come se per nascondersi tentasse di rinfilarsi dentro se stesso.
Sullo schermo frattanto i due protagonisti stavano finalmente celebrando la loro prima sospirati sima notte di nozze. La ragazza gemeva disperatamente mentre l’uomo si affannava sopra di lei.
“Perché si lamenta?” disse Rik tentando di distogliere quell’attenzione insopportabile della madre verso il proprio pisello.
“Oh le piace, stai pur certo. E’ così che le donne esprimono il loro gradimento”
Proprio in quel momento alla neosposa scappò fuori un seno. Era una tettina minuta, appena accennata, con un ancora più minuscolo puntino rosso al centro, ma era il primo attributo fisico che si distingueva chiaramente in tutto il film.
Carlotta stava per perdere la speranza, quando il pene del figlio iniziò a dare segni di chiaro riseveglio. Come destandosi dal torpore, si inturgidì, ruotando su un lato, quindi prese lentamente ma inesorabilmente ad alzarsi, diventanto sempre più grosso e voluminoso, non solo in spessore ma anche e sopratutto in altezza.
Era stupefacente constatare come in un tempo tutto sommato brevissimo quello che sembrava un inerte rametto secco si fosse improvvisamente trasformato in quel massiccio bastone nodoso. Non c’era alcun rapporto di forma e meno che mai di dimensione, quasi triplicata, tra prima e dopo.
Ma c’era anche un’altra ragione sul fatto che Carlotta rimanesse inebetita davanti a quella trasformazione. Una ragione più profonda e molto più inquietante:
Suo figlio, il suo bambino era ormai un uomo fatto e se caso mai non se ne fosse accorta prima, la grandezza granitica del suo cazzo ne era la prova incontrovertibile.
Quell’appendice carnosa, schifosamente lunga e dura, nata dal nulla, aveva uno scopo solo e ben preciso. Uno scopo che nulla aveva più a che fare con la fanciullezza.
Quello era il cazzo di un uomo. Fatto per scopare.

“Ah ti piacciono i seni, vedo” scherzò facendo avvampare il ragazzo. Non doveva perdere tempo ora che il ghiaccio era rotto. Si schiarì la voce: “Dai tesoro, fammi vedere come fai. Prova a toccarti”
Rik pose la mano sul pene coprendolo con il palmo e tentò di dare un paio di colpi.
“Ma…tesoro non lo scopri? Dovresti tirare giù la pelle prima”
Il figlio distorse la bocca in un lamento “Non posso, se lo faccio poi quando mi tocco mi fa un male terribile”
“Aspettami qui” sorrise la madre. Quando tornò in mano stringeva un vasetto con una strana sostanza oleosa.
“Metti questo sopra, vedrai che ti aiuterà”
Il ragazzo prese due dita di quella sostanza e tentò goffamente di cospargerla, stando ben attento a non toccarsi sulla punta dove la pelle si era leggermente ritirata. Cioè nel solo punto dove avrebbe dovuto metterla. Così non aveva senso.
Carlotta prese un fazzoletto e ne intinse un lembo nel vasetto “vieni avvicinati lo faccio io”
Toccò delicatamente la punta del pene con il fazzoletto, proprio dove affiorava appena l’orifizio orinale e subito Rik si piegò in due dal dolore.
“Amore devi resistere, vedrai che dopo non sentirai più male. Dai, scoprilo tutto ora”
Rik guardò il sorriso rassicurante della madre e tenendo il pene fermo con una mano, tirò giù la pelle con l’altra.
“Non farmi male mamma, ti prego” squittì avvicinando il pene nudo alla madre. Il glande ora completamente scoperto, era arrossato e gonfissimo
Carlotta intinse il fazzoletto e ve lo pose sopra, ricoprendolo di uno spesso strato di di quella sostanza vischiosa.
Passata la prima, difficile stesura, Rik aveva smesso di lamentarsi. Guardava affascinato le dita della madre che, attraverso il fazzoletto, lo toccavano instancabilmente avanti e indietro sulla cappella, che si era fatta gonfissima e molto dura.
Improvvisamente il pene, come fosse animato da vita indipendente, diede un violento strattone, inalberandosi prepotentemente verso l’alto. Il gesto si ripetè autonomamente altra due volte, come un giocattolo a molla.
Carlotta imbarazzata da quella esuberanza di cui capiva benissimo l’origine, mise bruscamente via il fazzoletto.
“Credo che così possa bastare. Prova tu ora”
Rik non nascose la delusione. Il pene era dritto e madido della sostanza spalmata dalla madre. Lo prese delicatamente, vi poggiò sopra il palmo e come prima lo mosse verso il basso. Era vero non gli faceva più male ma il disagio cresceva. In breve il pene, lentamente ma inesorabilmente si rilassò, sgonfiandosi come un palloncino bucato.
 “Scusa amore ma perché non lo impugni tutto con la mano” tentò, incitandolo disperatamente Carlotta.
Il figlio la fissò ad occhi sgranati. I suoi amici effettivamente per mimare la masturbazione facevano lo stesso gesto che ora stava mimando la madre, con il pugno chiuso.
“E tu come lo sai che si fa così?” le intimò, come fosse un’accusa.
Carlotta si impose di restare calma: Naturale, naturale. E’ una cosa naturale, continuava a ripetersi per auto convincersi
“Tesoro, quando ero giovane, sai quando eravamo ancora fidanzati con tuo padre, ecco le facevamo queste cose”
“Vuoi dire che lo facevi tu a lui?
Maledetta sincerità. Carlotta deglutì e tentò di mantenere un tono neutrale “Solo una o due volte, credo di averlo fatto” mentì “e solo perché era lui a chiederlo”.
Le venne da ridere al pensiero di tutte le volte e di tutti i ragazzi a cui aveva dovuto farlo, da giovane. Era diventata anche piuttosto brava, almeno così le dicevano i fortunati. La prima volta che aveva provato con qualcosa di più serio, era rimasta incinta.
“D’altronde non è che facessimo altro prima di sposarci” si sbrigò ad aggiungere per alleviare quella verità.
Ma la verità, ai sensi inesperti del figlio suonò del tutto diversa. Quella verità del tutto nuova e inaspettata gli rivelava in modo definitivo che anche la madre faceva sesso, e che sesso! Proprio lo stesso che lui avrebbe dovuto farsi da solo.
Lo aveva fatto a suo padre. Ok, era lui a volere che lei glielo facesse, ma la mamma, beh alla fine lo accontentava e glielo faceva sul serio.
Fissò sua madre in un modo così ingenuamente osceno e insistente che Carlotta ebbe la certezza più che il timore, che la prossima domanda sarebbe stata molto, ma molto più incresciosa e che anzi, forse non sarebbe stata nemmeno una domanda ma una indecente richiesta.
Non sembrava per nulla scandalizzato però. Anzi si sarebbe detto che l’idea che sua madre masturbasse il fidanzato, cioè il padre di rik, lo eccitasse oltremisura. Come a confermarlo, il pene che era declinato a mezz’asta riprese nuovo vigore.
Mamma lo toccava a papà, pensava Rik. Glielo stringeva. Chissà forse gli faceva perfino quel su e giù cui alludevano i suoi compagni e che lei sembrava conoscere bene.
Si schiarì la gola, cercando il modo di chiedere quello che sapeva non avrebbe mai dovuto chiedere a una madre. Per un attimo sembrò sul punto di rinunciare ma poi la domanda tanto rinviata alla fine arrivò e colpì Carlotta con la violenza di una pugnalata nelle costole:
“Mamma, lo faresti anche a me?”
Il tono era affettatamente indifferente ma Rik tremava vistosamente. Quanto doveva aver penato prima di rivogerle quella richiesta orribile “Solo come lo facevi a papà” aggiunse come se potesse alleviare la gravità di quanto aveva appena detto e di cui evidentemente si rendeva conto benissimo.
Carlotta lo strinse a sé. Lo avrebbe ferito ora ma non poteva e non doveva rispondere diversamente.
“Amore, la mamma ti vuole tantissimo bene, più della sua stessa vita ma..” indugiò un attimo “…non possiamo farlo tra di noi. Tu non sei papà. Sei mio figlio, capisci da solo che non posso fare queste cose anche a te”
Lo sentì irrigidirsi tra le sue braccia con un broncio simile a quello che le metteva da piccolo quando gli rifiutava un giocattolo o una caramella.
“Tesoro, lo capisci, vero?”
Rik annuì vistosamente ma sembrava sul punto di mettersi a piangere “Sì, certo mamma”
Era quando faceva così che diventava ancora più ingestibile. Diceva si ma era come se dicesse no ed è colpa tua.
“Ti dispiace?”
“No…mamma non fa niente…anzi forse è meglio” soffocò un singhiozzo “Il fatto è…è che so che a me non lo puoi fare e adesso…adesso mi vergogno tantissimo…mi dispiace, scusa mamma”
“Non fa niente amore, non preoccuparti”
Uno strano senso di amore e riconoscenza la invase. Il suo ragazzo così assennato. Ubbidiente e responsabile: Mamma tu non mi vuoi dare una cosa che io desidero immensamente e che mi darebbe tanta gioia, ma non fa niente. Ti voglio bene lo stesso.
La sua mano corse giù, verso il pericolo, più veloce della la ragione che avrebbe dovuto fermarla
“Magari…posso provare solo per un pochino. Giusto per farti vedere come si fa. Che ne dici, ti va?”
“Ccc…certo mamma, se lo vuoi”
“Solo per un pochino però, dopo promettimi che continui da solo, eh?”
“Sì mamma te lo prometto, te lo…OH!”
“Ssssh, stai calmo, amore, calmo, sei così rigido…lascia che lo impugni bene, ecco così. Ti fa male se lo stringo?”
“No, mamma è belliss…AAH!”
“Oh, tesoro non fare così, mi spaventi…ti piace così tanto? Cerco di fartelo piano allora…lentamente…rilassati…faccio tutto io, non preoccuparti. Senti come scivola bene? Su…e giù, su…e giù”

Lentamente Rik si lasciò andare a quella sensazione meravigliosa. La dita della mamma gli stringevano il pene fortissimo come se volesse strozzarlo ma anziché fargli male quella stretta serrata gli piaceva in modo pazzesco.
 “Lo hai durissimo tesoro! Dico davvero, sembra di granito. Visto che non c’era da preoccuparsi? Lascia fare a me ora, vedrai che ti piacerà tantissimo quello che sto per farti”
La mano che gli stringeva il pene si mosse ancora. Dapprima lentamente, poi più sicura, scivolò verso il basso. Passò la sagoma gonfia del glande e corse lungo il tronco viscido e duro. Si fermò un istante alla base, come per rilassarsi, poi lo strinse di nuovo e risalì verso l’alto, fino in cima.
In breve quel movimento straziante divenne regolare e perfettamente cadenzato: Su e giù, su e giù, su e giù, crescendo sempre più in intensità e velocità.
Rik era sconvolto. Mai in vita sua aveva provato nulla di simile. Era un cosa pazzesca, incredibile, un piacere di una violenza inaudita e che incredibile a dirsi, divenne ancora più forte quando la madre aumentò improvvisamente il ritmo.
Si sentì travolgere. Il piacere giunse ad un livello insostenibile e non gli bastava sapere che era la sua stessa madre la fonte di quel piacere, per sminuirlo.
In cuor suo avrebbe voluto fermarla, adesso. Il cielo sa se lo avrebbe voluto. Lo desiderava con tutte le sue forze, ma non gli riusciva di farlo in alcun modo. Se ne restava lì abbandonato a farsi masturbare da sua madre, vittima di un delitto troppo grande per lui.
Un’ombra oscurò il viso ansioso di Carlotta: “Cosa c’è amore, non lo faccio bene? non ti piace più?”
“Nnno…è…è fantastico, mamma, lo fai benissimo!“
Ma Carlotta lo capì lo stesso, come solo una madre può fare. E lo capì perché era la stessa, identica sensazione di ripugnanza che stava consumando anche lei.
Questa cosa non somigliava per nulla a quella che praticava con enorme successo ai suoi fidanzatini del liceo. Quel pezzo di muscolo duro e viscido che ora stringeva rabbiosamente nel pugno le procurava solo un disgusto intollerabile. Quello non era un cazzo qualsiasi, era il cazzo di suo figlio, del suo ragazzo, carne della sua carne.
Vide con orrore una goccia di liquido fuoriuscire dalla fessura sul glande e rotolare giù fino a bagnarle la mano. No, quello non avrebbe proprio potuto sopportarlo.
Il disgusto le crebbe insopportabile dentro. Quando sentì il primo conato di vomito affacciarsi alla gola, lasciò andare precipitosamente il cazzo del figlio, che rimbalzò eretto nell’aria come un giocattolo a molla.
Una smorfia di panico si dipinse sul volto di Rik. Si gettò a rincorrere la mano della madre come un palombaro a cui avessero tolto la maschera dell’ossigeno. La afferrò e se la riavvolse intorno al pene tenendovela stretta contro.
“Non smettere mamma ti prego! Non smettere, non smettere!”
Carlotta fu quasi obbligata a ricominciare. Strinse il pene duro e scivoloso del figlio e riprese a masturbarlo, muovendo rapidamente la mano su e giù.
Rik gemeva mentre lei lo faceva, ma la madre sentì la nausea, ormai incontrollabile crescergli dentro, incontenibile.
Gli mancava poco, questo era chiaro. Il figlio si lamentava, guardandosi incredulo e terrorizzato il pene fradicio che scivolava velocemente nel pugno stretto della madre.
“Ancora un po’, mamma…solo un pochino…AHH..”
“Non venire Rik ti prego…va bene, te lo faccio solo ancora..solo per un pochino però..tu cerca di resistere, non voglio che vieni adesso, mentre sono io a farlo!”
“Non ce la faccio mammaaaaaa…continua…ti prego cont…AAHH”
“NO Rik, NO!”
Era troppo tardi. Carlotta sentì distintamente lo schizzo guizzare attraverso la carne dura che stringeva e soffocando la nausea e cacciando via la ragione, finalmente si arrese:
Impresse di colpo alla masturbazione un ritmo frenetico, agitando convulsamente la mano avanti e indietro. Rik sconvolto la incitava:
“Più forte Mamma, più forte! ...siiii…cosiii… Dai Mamma , dai! insisti…più forte, più forteeeee…AHHH eccolo mamma…dai dai più forteeeee…ecc…Aaaah”

Ebbe appena il tempo di distogliere lo sguardo, prima che accadesse. Sentì l’odore caratteristico della sperma sferzare l’aria, subito seguito dal suono degli schizzi che cadevano tutto intorno a fontanella. Qualcosa di caldo e bagnato la colpì sul petto. Lo sentì colare, caldo e appiccicoso tra le mammelle, fino a inzuppargli il reggiseno.
Soffocò un conato di vomito e proseguì indefessa a masturbare con disperata violenza il figlio. Continuò a lungo anche dopo che gli ultimi, disperati lamenti di Rik si erano spenti da tempo e il pene che agitava forsennatamente nella mano, iniziava a perdere consistenza.
Rik la toccò timoroso su una spalla: “Mamma? Io ho…ho finito…”
Lasciò andare il pene, che ricadde inerte su un lato. Quando si guardò la mano, la vide intrisa dello sperma del figlio. Brucianti lacrime le colmarono gli occhi.
 “Vatti a lavare, Rik”
“Mamma, io…”
Non voleva piangere davanti a Rik ma le lacrime sgorgavano da sole, rigandole il viso di una colpa disperata .
“Va tutto bene amore, non preoccuparti”
Si girò asciugandosi gli occhi per non farsi vedere. Rik alle sue spalle esitava ancora.
“Mamma…questa cosa…non succederà più, vero? Non…non me lo farai mai più”
“Rik…no…Tu cosa vorresti?”
Aspettò tesa la risposta. Rik era spaventatissimo, lo percepiva chiaramente.
“No…neanche io. Mi sento così male ora…è stato…incredibile! Non avevo mai provato una cosa simile ma…ho tanta paura adesso”
Lo strinse a sè d’impeto, affondandosi il suo volto spaurito nel caldo del collo, in un abbraccio calorosamente materno. Poco più giù la camicia disgustosamente bagnata che le aderì al seno, le ricordò dolorosamente quello che era appena successo. Dovette ingoiare i conati che le salivano i gola.
“Non devi aver paura, amore, sono stata io a volerlo. Tu eri solo troppo teso e non hai saputo trattenerti. La prossima volta lo farai da solo e andrà tutto bene, vedrai”
Lo carezzò sulla nuca. Sembrava un pulcino bagnato. Gli prese il viso tra le mani e lo fissò negli occhi:
“Un'ultima cosa Rik, ascoltami bene: Questa cosa è meglio che non si sappia, ok?" sorrise e gli strizzò l'occhio "Resterà un nostro piccolo segreto, va bene?”
Il figlio annuì sollevato:"Non lo dirò mai a nessuno, mamma".
"Bene"
Sembrava essersi calmato ora.
Rimasero in silenzio stretti a lungo. Quando sentì che il respiro di Rik tornava a normalizzarsi lo lasciò andare
“Vai a lavarti adesso, su”
Appena fu sola, prese lo straccio e pulì le macchie bagnate sul pavimento. Quelle sul divano non sarebbero andate via facilmente. Sentì del bagnato addosso e si scoprì altre chiazze umide sulla maglietta e sulla gonna.
Si tolse via tutto con rabbia fino a rimanere in reggiseno e mutandine.
Solo allora si lasciò andare sul divano, si prese il viso tra le mani e pianse.

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