PREAMBOLO INTRODUTTIVO (se volete lo leggete, sennò zompate direttamente all’inizio, è uguale)
Quando si dice che si è influenzati da ciò che si legge:
Questo mi è venuto in mente leggendo il racconto di xlater. Ho pensato che sarebbe stato divertente cambiare la prospettiva per rendere la storia più interessante, aggiungendo anche un po’ di fantasia e di pepe ad un racconto, comunque buono ma che proprio nella mancanza di fantasia aveva il suo limite micidiale.
Nelle intenzioni iniziali doveva semplicemente riallacciarsi fedelmente a quello, possibilmente anche nello stile, in modo che si potessero leggere “in parallelo”. Poi ovviamente, e come sempre mi succede, la musa ispiratrice mi ha portato dove diceva lei, e alla fine …beh insomma ne è uscita fuori una cosa diversa. I personaggi (per inciso completamente differenti: xlater è sicuramente un superficone mica questo affare qua, eh,eh!) hanno inziato a far di testa loro e continuava a saltar fuori così tanta roba, altre varianti e situazioni ecc. che ho dovuto segare interi paragrafi e ricominciare daccapo per ricondurmi a bomba e non allungare eccessivamente il pezzo.
Il preambolo è finito. Mettetevi comodi: si parte.
Cos’è successo sei cambiata?
Non sei più la stessa cosa,
O sei ancora quella che è cresciuta insieme a me?
(C.Cremonini - Qualcosa di grande)
Non va più via
Non va più via
L’odore del sesso
Che hai adosso
Si attacca qui
All’amore posso
(L.Ligabue - l’odore sel sesso)
Mi disordino
Quando ti annuso i genitali Mi disordino
Quando siamo come due animali Mi disordino
(Mi disordino – Jovanotti)
L’odore del sesso – by Martin
Cos’è successo?
Dove sei andata? Dove è finita la ragazzina a cui infilavo le margherite tra i capelli, quelli fluenti, lunghi e lisci come seta, non quella acconciatura da matrona romana che hai ora, che giocava e si rotolava nei prati con me e rideva e si scherniva e poi mi baciava d’impluso con tutta la foga spensierata dei vent’anni?
Ti guardo ora. Non sei più la stessa. L’espressione indurita tra gli occhi e lo sguardo cupo che non si accende più per me. Niente più corse nella spiaggia deserta all’imbrunire, niente più falò e stelle cadenti e baci e carezze e ansimi e sussurri e il tuo corpo morbido e il mio teso e proteso verso di te.
Una fila interminabile di ombrelloni. Tutti dello stesso color ruggine, perfettamente allineati. In questo nostro nuovo mondo non c’è più spazio per il disordine.
Una casa di proprietà, due figli, un rassicurante conto in banca e un suv nuovo fiammante come si conviene ad una famiglia come la nostra. Tutte le cose giuste e al loro posto.
Lo vedo. Lo vedo come lo guardi, non è una novità per me quel tuo sguardo sornione e malizioso.
Mediamente alto, mediamente sovappeso e mediamento sposato. Pizzetto e tempia rasata. Occhi azzurri.
Io gli occhi ce li ho marroni, il colore più anonimo dell’universo.Come me.
Sguardi ricambiati e insistenti tra le sdraio e i lettini unti di crema solare e corpi bagnati.
Sguardi azzurri e neri che si intrecciano, sopra i nostri bambini che giocano assieme, sopra la noia del matrimonio, sopra la noia di tutta questa vita.
“ Allora vado”
“Sì, resto io con i bambini”
Si è truccata. Solo un velo leggero, ma c’è. Non ci sarebbe nessun bisogno di restare. Giulia e Federico dormono come sassi e in ogni caso sono abbastanza grandi per poter stare qualche ora da soli.
Ma non ne ho voglia. Non ho più voglia di attrezzatissimi villaggi con le palme, di vialetti lindi e ordinati, di animatori forsennati e insistenti e dei loro giochini demenziali. Ho voglia di disordine.
Chiudo gli occhi. In questo momento vorrei essere su una spiaggia deserta, con il vento dell’oceano che ti soffia forte sul viso e una ragazza che si lasci infilare fiori tra i capelli.
E invece esco. D’impulso. Aria. Ho bisogno di aria. Il tirreno non è l’atlantico ma se chiudo gli occhi potrei farlo diventare, non sono poi così vecchio da non saper più sognare.
Passo accanto all’anfiteatro, tronfio di musica e baldoria. Dall’altoparlante la voce del capo animazione che arringa la folla in delirio da vacanza. Stanno facendo un gioco, mi sembra ci capire, reclutano coppie tra gli uomini-bambini e li fanno giocare insieme proprio come grossi bambinoni ritardati. Sto per passare oltre quando qualcosa mi induce a fermarmi. Una risata che ben conosco, in quel bosco di rumori e schiamazzi. Una risata argentina, fresca e allegra come non la sentivo più da vent’anni.
Infatti è lei sul palco. Accanto, tra lei e l’animatore c’è il tipo della spiaggia.
Ondeggia, si muove e ride in quel gioco per bambini deficenti.
Il tipo col pizzetto è istrionico, si vede lontano un miglio che cerca di far colpo su di lei, che d’altro canto non si rifiuta affatto. Se volete far colpo su mia moglie fatevi venire gli occhi blu. Sono una garanzia.
Ecco, dovrei sentire dolore adesso, gelosia la chiamano, e invece nulla. Il vuoto.
Il gioco prevede che i due si struscino e si intrecciano in posizioni complicatissime, chiaramente erotiche. I suoi seni si posano sulla schiena dell’uomo, che si volta sopreso. Ha chiaramente gradito e lo sguardo che le getta nella scollatura è carico di cupidigia.
Sorride soddisfatta. Ha notato l’abbraccio azzuro sui propri seni e lo sguardo che gli rivolge è più di una promessa.
Non so perché lo faccio.
Perché me ne sto acquattato dietro un salice, nell’ombra deserta dei campi sportivi a spiare come un guardone mia moglie che si concede ad uno sconosciuto.
Neanche una traccia di quel dolore che dovrebbe arrivare e non arriva. Rimango a guardarlo mentre le palpa il seno, lo stringe con forza, le mani a coppa sopra la stoffa leggera del vestito estivo.
Non le aveva così grandi una volta le tette. Credo le siano cresciute con le gravidanze e dopo sono rimaste lì voluminose e ingombranti, pronte a far la gioia di qualche infedele con gli occhi azzurri e il pizzetto.
La bacia sul collo e subito vedo mia moglie arrendersi languidamente con la libido sul viso.
Se volete scoparvi mia moglie baciatela sul collo. Non resiste, garantito.
Affonda una mano nella scollatura, impasta a lungo, a semicerchio poi le sbottona il vestito.
Una mammella, grossa e pesante sguscia fuori dal reggiseno, mezzo abbassato.
E’ bianca come il latte e la sua apparizione imprevista e prepotente squarcia il buio della notte e mi suscita un brivido del tutto inspettato.
Non lo conosco più il tuo corpo. Non conosco queste tue nuove forme procaci da signora. Troppo tempo è passato dall’ultima volta che ti ho sfilato la camicia da notte e ammirato il tuo corpo nudo nella luce tiepida e discreta della nostra camera.
Ti bacia le tette. Una alla volta. Succhia, e quei larghi alveoli viola che così tante volte ho leccato, spariscono ingoiati nel lordo pizzetto di una bocca estranea e sconosciuta.
Ti solleva la gonna, mentre tutto intorno i grilli iniziano a frignare salmi ossequiosi.
Le mutandine bianche, nel fondo delle cosce abbronzate. La sua mano che vi penetra, tu che reclini il capo e sospiri.
E’ fatta, chiaramente si è arresa, niente più impedirà a quest’uomo di scoparsi mia moglie nel silenzio complice di quest’angolo appartato.
Non certo io che me ne sto impietrito dietro questo albero piangente a ruminare sentimenti che dovrei provare e non provo e altri nuovi che non dovrei avere e ho.
Si inginocchia davanti a te e la sua nuca rasata sparisce sotto la gonna nera, le mutandine cadono alle caviglie e tu strabuzzi gli occhi, sospiri e lasci che quest’uomo, di cui non conosci neanche il nome, ti lecchi voluttuosamente la fregna.
Te l’ho insegnato io questo gioco. All’inizio non volevi saperne di rapporti orali. Cose da animali dicevi. Solo poco alla volta ti sei lasciata andare ai miei baci e alle mie esplorazioni bagnate.
“porca miseria, sto venendo!” mi hai urlato con voce ridicolmente ingenua quella prima volta. Mi sembra di sentire ancora il bruciore delle tue cosce sulle guance, il tuo sapore sozzo sulle lingua.
E’ la vampata di un attimo poi torno al presente. Il presente ora è davanti a me, sotto la luce diafana dei lampioni del campo di pallacanestro. E’ mia moglie, quella che ho sposato più di dieci anni fa, è la madre dei miei figli che poggiata contro un albero, le mutande calate e le gambe divaricate, si fa leccare la fica da quest’uomo.
In fondo sapevo che sarebbe arrivato questo momento. Lo sapevo dal giorno in cui ho iniziato a non guardarla più mentre si spogliava, la sera. Ad ignorarla per giornate intere a respingere digustato l’idea di dover fare qualcosa con quell’arpia velenosa con cui avevo appena finito di azzuffarmi per una luce lasciata accesa o per il volume troppo alto.
Qualche estemporanea e sbrigativa avventura extraconiugale, mi aveva definitivamente spento ogni residuo trasporto.
Eppure mi sembra di scoprirti in una luce nuova mentre quest’uomo ti spoglia e si spoglia a sua volta davanti a te.
Forse sarà per quel seno bianco che ciondola mollemente fuori dalla spallina, o forse sarà anche per la mano che ora gli insinui nei pantaloni, ma qualcosa mi si muove dentro. Un desiderio nuovo che credevo ormai scomparso mi assale nel vedere quella mano muoversi nei pantaloni dello sconosciuto.
Gli stai toccando il cazzo. Stai stringendo un cazzo che non è il mio. E muovi quella mano stancamente mentre lui ti abbassa vestito e reggiseno in unica soluzione e le mammelle ti balzano fuori tremolando come due sacchetti di gelatina.
Lavori per liberarlo, cinghia bottoni, lampo e infine arrivi.
Un brivido e una fitta violenta al costato quando finalmente ti vedo stringergli il cazzo eretto. Lo masturbi mollemente, con quel ritmo stanco che ben conosco. Non dura molto. Lui ti pone le mani sulle spalle costringendoti ad abbassarti. Lo sappiamo tutti e tre cosa devi fare, ora. O almeno quello che lui pretende da te.
Ecco. Ora voglio proprio vedere cosa succederà. Se davvero mia moglie se lo farà mettere in bocca quel cazzo schifoso. Perché lei la odia sul serio questa cosa qui.
Dopo anni di insistenze e tentativi io ci avevo perso ogni speranza a farmi fare una pompa da mia moglie finchè nella più inaspettata delle sere, per la prima ed unica volta, successe davvero.
Era morta sua madre quella stessa mattina e non so se per la depressione seguita o cosa ma finimmo a letto praticamente subito e lì tra un singhiozzo e una lacrima mia moglie finalmente acconsentì a farselo mettere in bocca.
Mi sembrò di toccare il cielo con un dito, anche se tecnicamente non fu una gran cosa. Era la prima volta in vita sua che lo faceva e non sapeva bene come muoversi. Se lo strofinò un po’ tra le labbra aperte e quando finalmente si decise ad infilarselo in bocca non gli riuscì di andare oltre il glande.
Io comunque eiaculai quasi subito.
Non me ne accorgo al momento, ma anche i grilli hanno smesso di lagnarsi e ora siamo tutti lì ad aspettare e vedere cosa farà mia moglie.
E finalmente Marianna si muove. Lo tiene tretto nel pugno, apre la bocca, si china e …proprio in quel momento con un gran fracasso partono gli irrigatori automatici. Per una attimo la scena è comica, tu balzi in piedi nuda e lui, che ti viene dietro, con quel cazzo penzoloni sembra quasi un satiro che rincorre la preda.
Si rincorrono e cercando di allontanarsi dal getto d’acqua finiscono per cadervi proprio sotto e avvinghiati uno all’altra tentano di liberarsi degli ultimi indumenti che hanno indosso.
E ora guardate me. Sono quello di spalle, stempiato e un po’ ingobbito. Guardatemi mentre mi masturbo guardando mia moglie fare sesso con un altro uomo. Guardatemi mentre le ammiro il corpo nudo e abbronzato e la riscopro come fosse la prima volta.
Tra le pieghe della gonna sollevata in vita, le si intravede la fica. Smetto anche di masturbarmi per osservare meglio questo buco che una volta mi apparteneva e dove presto un altro uomo penetrerà al posto mio, se non faccio niente.
E’ da così tanto tempo che non gliela vedo che mi sorprendo a scoprirla perfettamente liscia e glabra. Non sapevo si depilasse là. Ai nostri tempi o alla nostra età, non c’era e non c’è questa moda di radersi il pube. Il fatto che l’abbia fatto me la fa riscoprire più giovane e disponibile.
Forse non è ancora gelosia ma inizio a provare quantomeno invidia per questo stronzo con gli occhi azzurri che è riuscito a portarsi a letto, cioè sul prato, mia moglie con le sue nuove tette e la figa depilata.
Succede senza che me ne accorga. Lei è distesa prona e lui le è sopra mordicchiandogli l’orecchio. Adesso dovrei intervenire e strappargliela via. Mi accorgo che sta succedendo qualcosa solo quando vedo il culo nudo di lui muoversi ritmicamente su e giù.
Una fitta mi trapassa il cuore. Dovrei scappar via ora oppure saltargli sopra e strapparglielo di dosso, qualunque cosa. E invece rimango qui a soffrire guardando mia moglie che si fa scopare come una cagna da un altro.
Vi vedo bene ora che ti ha fatto mettere carponi. Non si è preso neanche il disturbo di toglierti il vestito. Hai la gonna arrotolata sulla schiena e dalle spalline abbassate le pesanti mammelle, fuori dal reggiseno oscillano violentemente, dal viso allo stomaco, infrangendosi con un tonfo sordo ora su uno e poi sull’altro.
Neanche le più trucide mignotte si fanno sbattere così in mezzo al campo di uno squallido giardino periferico.
Puttana!
Puttana!
Puttana! Grido.
Poi vengo sborrando copiosamente sulle margherite.
Rientri che è quasi l’alba. Sgaiattoli in bagno cercando di non far rumore. Mi assicuro che i bambini dormano e ti raggiungo. In mano tengo stretta una sbarra di ferro.
Sei davanti allo specchio e ti bagni il viso. Hai gli occhi cerchiati di rosso. Devi aver pianto. Sollevi lo sguardo e guardi senza capire la mia faccia truce riflessa nel chiarore del neon.
Hai dei lividi sul collo e sulle braccia. Una spallina del vestito è strappata e sotto si vede la mammella gonfiare il reggiseno. Puzzi di sesso ed erba bagnata.
Sento un brivido alla schiena mentre sollevo la pesante sbarra. Mi fai schifo, ti odio come non mai e ho una voglia matta di scoparti.
Senza una parola ti vengo dietro con la sbarra spianata. Ti strappo di nuovo il vestito, denudantoti il petto e affondo il viso nell’incavo del collo. Ti irrigidisci, poi chiudi gli occhi e ti lasci andare e mi carezzi, cercando con la tua bocca la mia. Sobbalzi quando senti la mia sbarra infilarsi tra le tue chiappe.
Ti faccio chinare sul lavandino, scopro la tua fica, la tua nuova fica, depilata e sozza e guardo la tua faccia attonita rattrappirsi in una smorfia di piacere mentre la mia sbarra penetra lentamente dentro di te.