Ecco, giusto un pò di paura a pubblicarlo questo cò sti chiari de luna. Meglio chiarirlo subito:
Il racconto prende spunto dall'attualità, ma:
I personaggi sono, seppure indubbiamente influenzati dalla realtà, frutto di fantasia e quindi ogni riferimento a persone reali è del tutto casuale e bla bla bla.
Di fantasia sono ovviamente anche le situazioni, non così i pensieri espressi, presi dalla cronaca e qui attribuiti a casaccio a personaggi, ribadisco, inesistenti.
Non esistono quindi, non così come descritti almeno, ma "potrebbero" perchè sono espressione di quella miope classe dirigente che ci sta portando alla rovina.
ARTICOLO 18
Grida.
Si contorce. Convulsioni. I capelli davanti agli occhi, suda, geme e alla fine vince il secondo orgasmo della serata.
Lorenzo sa fare bene il suo lavoro.
Guarda l’orologio sul comodino. Cazzo, quasi tre ore che sono chiusi là dentro e tra poco c’è la conferenza. Sbatte i vestiti in faccia al ragazzo.
“rivestiti. Ho da fare, ora”
Ma quello non si muove. Bello come una statua, la guarda con uno strano sorriso negli occhi.
“Non ti ricordi di me vero?”
Si volta a guardarlo mentre si infila il reggiseno.
“sei un mio studente?”
Annuisce. “tre anni fuori corso. Lavoro in nero di giorno, scopo per soldi la notte e se mi avanza tempo studio. Com’è che dite voi? Sfigato?”
“Senti bello, se è un extra che vuoi non c’è problema, scopi bene, ma ora ho da fare”
La abbraccia da dietro, braccia muscolose la avvolgono, le sfilano wonderbra e le palpano il seno, sfregano sui capezzoli. Ma quello che le da dà il colpo di grazia è il morso sul collo. Non resiste a quello. Si lascia docilmente abbassare gli slip e lascia che le sue mani le esplorino il corpo.
Un minuto dopo è nuovamente supina sul letto, le gambe incrociate dietro la schiena del ragazzo, che si affanna dentro di lei.
E’ vicina al terzo, quando lui si ferma.
“Che fai? non smettere, scopami, scopami”
Ricomincia. Pistone d’acciaio nel ventre. Ma parla. Lei odia quando parlano.
“Fino a poco fa non avevo bisogno di fare questo per pagarmi l’università. Mio padre era vicino alla pensione ma lavorava ancora. Poi il tuo amichetto ha deciso che quaradue anni di fabbrica non erano abbastanza”
Le spinge con forza dentro, su e giù, su e giù. Più forte, vigoroso. La vista le si annebbia. Lui le stringe le mammelle.
“Ma non bastava ancora. Dopo un po’ ha detto che il posto fisso era una pizza. Togliamola questa gogna che impedisce al lavoratore di divertirsi: licenziato a 56 anni!”
Apre gli occhi e guarda il viso del ragazzo sopra di lei. In mezzo alle sue gambe. Dentro il suo corpo.
“Pensione a 67 anni? Mio padre è morto il mese scorso. Non lo sapevi che l’età media dei poveracci è di vent’anni in meno della classe dirigente? E’ sui rapporti istat. Basta saper leggere”
Vede scuro. Sempre più nero. Il piacere è talmente dirompente che non riesce neanche più a gemere. Le manca l’aria. Si agita, freme e quando finalmente arriva è per sempre.
Solo quando non si muove più, il ragazzo le scioglie le mani dal collo. Ecco con quell’espressione sul viso, sembra proprio la madre, quando in tv lo aveva definito mammone. Vatti a cercare un posto da seicento euro lontano da casa. Non fisso però eh? Quelli sono riservati a noi. Come la cattedra che la morta aveva nella stessa università di mammà.
Nel corridoio c’è già Elena che lo aspetta. Annuisce.
Quando passa davanti alla porta lo vede.
Penzola dal lampadario, nudo, con la lingua di fuori e gli occhiali di traverso. Sangue dappertutto.
“Hai smesso di dire stronzate in tv eh nonno?”
“Era uno stronzo maso” dice Elena indicando il sangue sul pavimento. “Ha voluto che lo frustassi, il fesso, pensa un po’ che ironia.
La prima sulla schiena: Per mio fratello, gli ho detto. Ha moglie e tre figli e da ieri grazie a te non ha più un lavoro. Questa per mia sorella che a 35 anni vive ancora alla giornata, passando da un precariato all’altro. Con la terza gli ho staccato il pisello. Di netto. Era per mia madre: si annoiava come pochi in fabbrica ma la sera ci portava sempre a casa il pane e un sorriso. Licenziata pure lei.
Non sono arrivata a cugini, zii e amici. L’ho appeso lì e mi sono masturbata mentre lo vedevo crepare. Dici che ho esagerato?”
“No amore, se lo meritava”
Le passa un braccio dietro la vita tirandola a lui. “non servirà” mormora lei poggiando la fronte sulla sua spalla “ne verrano altri uguali a loro, dopo”.
“Non importa amore”. Le carezza i capelli, stringendola:
“Anche dopo me e te ne verrano altri. Come noi”