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venerdì 24 febbraio 2012

Articolo 18

Prefazione.
Ecco, giusto un pò di paura a pubblicarlo questo cò sti chiari de luna. Meglio chiarirlo subito:
Il racconto prende spunto dall'attualità, ma:

I personaggi sono, seppure indubbiamente influenzati dalla realtà,  frutto di fantasia e quindi ogni riferimento a persone  reali è del tutto casuale e bla bla bla.

Di fantasia sono ovviamente anche le situazioni, non così i pensieri espressi, presi dalla cronaca e qui attribuiti a casaccio a personaggi, ribadisco, inesistenti.
Non esistono quindi, non così come descritti almeno, ma "potrebbero" perchè sono espressione di quella miope classe dirigente che ci sta portando alla rovina.

ARTICOLO 18

Grida.
Si contorce. Convulsioni. I capelli davanti agli occhi, suda, geme e alla fine vince il secondo orgasmo della serata.
Lorenzo sa fare bene il suo lavoro.
Guarda l’orologio sul comodino. Cazzo, quasi tre ore che sono chiusi là dentro e tra poco c’è la conferenza. Sbatte i vestiti in faccia al ragazzo.
“rivestiti. Ho da fare, ora”
Ma quello non si muove. Bello come una statua, la guarda con uno strano sorriso negli occhi.
“Non ti ricordi di me vero?”
Si volta a guardarlo mentre si infila il reggiseno.
“sei un mio studente?”
Annuisce. “tre anni fuori corso. Lavoro in nero di giorno, scopo per soldi la notte e se mi avanza tempo studio. Com’è che dite voi? Sfigato?”
“Senti bello, se è un extra che vuoi non c’è problema, scopi bene, ma ora ho da fare”
La abbraccia da dietro, braccia muscolose la avvolgono, le sfilano wonderbra e le palpano il seno, sfregano sui capezzoli. Ma quello che le da dà il colpo di grazia è il morso sul collo. Non resiste a quello. Si lascia docilmente abbassare gli slip e lascia che le sue mani le esplorino il corpo.
Un minuto dopo è nuovamente supina sul letto, le gambe incrociate dietro la schiena del ragazzo, che si affanna dentro di lei.
E’ vicina al terzo, quando lui si ferma.
“Che fai? non smettere, scopami, scopami”
Ricomincia. Pistone d’acciaio nel ventre. Ma parla. Lei odia quando parlano.
“Fino a poco fa non avevo bisogno di fare questo per pagarmi l’università. Mio padre era vicino alla pensione ma lavorava ancora. Poi il tuo amichetto ha deciso che quaradue anni di fabbrica non erano abbastanza”
Le spinge con forza dentro, su e giù, su e giù. Più forte, vigoroso. La vista le si annebbia. Lui le stringe le mammelle.
“Ma non bastava ancora. Dopo un po’ ha detto che il posto fisso era una pizza. Togliamola questa gogna che impedisce al lavoratore di divertirsi: licenziato a 56 anni!”
Apre gli occhi e guarda il viso del ragazzo sopra di lei. In mezzo alle sue gambe. Dentro il suo corpo.
“Pensione a 67 anni? Mio padre è morto il mese scorso. Non lo sapevi che l’età media dei poveracci è di vent’anni in meno della classe dirigente? E’ sui rapporti istat. Basta saper leggere”
Vede scuro. Sempre più nero. Il piacere è talmente dirompente che non riesce neanche più a gemere. Le manca l’aria. Si agita, freme e quando finalmente arriva è per sempre.
Solo quando non si muove più, il ragazzo le scioglie le mani dal collo. Ecco con quell’espressione sul viso, sembra proprio la madre, quando in tv lo aveva definito mammone. Vatti a cercare un posto da seicento euro lontano da casa. Non fisso però eh? Quelli sono riservati a noi. Come la cattedra che la morta aveva nella stessa università di mammà.
Nel corridoio c’è già Elena che lo aspetta. Annuisce.
Quando passa davanti alla porta lo vede.
Penzola dal lampadario, nudo, con la lingua di fuori e gli occhiali di traverso. Sangue dappertutto.
“Hai smesso di dire stronzate in tv eh nonno?”
“Era uno stronzo maso” dice Elena indicando il sangue sul pavimento. “Ha voluto che lo frustassi, il fesso, pensa un po’ che ironia.
La prima sulla schiena: Per mio fratello, gli ho detto. Ha moglie e tre figli e da ieri grazie a te non ha più un lavoro. Questa per mia sorella che a 35 anni vive ancora alla giornata, passando da un precariato all’altro. Con la terza gli ho staccato il pisello. Di netto. Era per mia madre: si annoiava come pochi in fabbrica ma la sera ci portava sempre a casa il pane e un sorriso. Licenziata pure lei.
Non sono arrivata a cugini, zii e amici. L’ho appeso lì e mi sono masturbata mentre lo vedevo crepare. Dici che ho esagerato?”
“No amore, se lo meritava”
Le passa un braccio dietro la vita tirandola a lui. “non servirà” mormora lei poggiando la fronte sulla sua spalla “ne verrano altri uguali a loro, dopo”.
“Non importa amore”. Le carezza i capelli, stringendola:
“Anche dopo me e te ne verrano altri. Come noi”

venerdì 3 febbraio 2012

Riccioli biondi

Mi sbottono la patta e lascio scivolare i pantaloni sui fianchi magri. Poi mi siedo. Aspetto che il resto la faccia lei. Perché mi piace vedere la sua mano agile e nervosa incunearsi sotto l’elastico dei boxer, e so che anche a lei piace così. Siediti e non fare niente, penso a tutto io.
So che è un po’ riduttivo dipingerla così, ma le immagini non spiegheranno mai la vera essenza del nostro rapporto.
“Quant’è che ci conosciamo?”
Mi guarda un po’ stranita. Forse non è la cosa migliore da dire ad una che si appresta a menarti il pisello ma con lei mi permetto anche di queste confidenze.
La mano si ferma sul bozzo che gonfia i boxer. Proprio sul punto più alto e sensibile.
“Non so, forse dodici o quindici anni, credo”
“Si, deve essere così” annuisco pensieroso mentre il suo indice circumnaviga leziosamente la cappella, disegnando e rimarcando più volte un cerchio perfetto. Ahi, ahi già compare una macchiolina ad inumidire la sottile stoffa. Mi sa che non duro molto oggi.
“ e non abbiamo mai fatto sesso tra noi” aggiungo.
Mi guarda con la mano già stretta intorno al tronco durissimo. So che ha già capito. E’ sempre stato così tra noi. E’ difficile da spiegare ad altri ma lei sa sempre cosa io intenda.
“forse non c’è chimica” annuisce. Poi la mano parte. Su e giù, su e giù, molto lentamente all’inizio come sempre.
Mi distendo e lascio che il calore del piacere si irradi dalla punta arrossata del ventre su, fin sulla corteccia cerebrale.
“Ti volgio bene” mormoro con la mente già annebbiata. Non ‘voglio’ , proprio ‘volgio’ dico. In genere anagrammo le parlo verso la fine, in prossimità del sublime momento. Sì, mi sa che duro proprio poco, oggi.
“Anch’io te ne volgio, lo sai”
Sorrido, nonostante il viso sia già contratto nella morsa del piacere.
“In fondo ti ho conosciuto prima di mio fratello, ben prima che ti sposassi con lui…” riesco a dire “…ma niente”
“no…mai niente” conferma, strozzandomelo con forza, alla base.
“Sei sempre stata…la mia migliore amica…non sai quanto…apprezzi quello che…stai facendo”
“Lo so invece. E mi piace vederti contento” Serra la mano e la spinge vigorosamente su e giù. Credo voglia farmi venire.
Non c’è bisogno d’altro tra noi. Non sono immagini. No, quelle non contano, possono farti credere altre cose. False. No è quello che passa nelle nostre onde cerebrali la vera essenza del nostro rapporto.
Ma una immagine ce l’ho in testa e un po’ me ne pento. Sono un vero stronzo:
“Cosa credi che farebbe mio fratello se ti vedesse qui a farmi questa cosa?”
Non afferra subito. E’ concentrata sul lavoro.
“E’ geloso. Non credo proprio che capirebbe, no. Sua moglie che lo tradisce con suo fratello. Cosa vuoi che pensi?”
“ma non lo stiamo mica tradendo”
“Certo che no. Io lo so. Tu lo sai. Ma lui no.”
Esita un po’, poi riprende a menarlo con più vigoria. Il marrone scuro della cappella che appare e scompare sempre più velocemente nel suo pugno rosa “Lo sperma di un altro uomo che insudicia le mie mani! Questo è tutto quel che vedrebbe, ma tu…cioè noi, non glielo diremo vero?”
Niente. Con lei non posso mentire. Devo stare attento, non voglio ferire nessuno. Però devo fare anche quel che va fatto. Mi sposto per essere in piena luce. Forse l’ho già detto che mi piace guardarla mentre lo fa? No? beh mi piace un casino. Forse più dell’atto stesso.
Anche chiederle delle cose mi piace. Ed è ben strano per una cosa sessuale, perchè lei è talmente amica che è come se lo chiedessi a mia sorella. Ah, la forza dell’incesto proibito!
“Perché non me lo prendi un po’ in bocca? L’abbiamo fatto solo una volta, potremmo anche riprovare”
“Non mi è piaciuto per niente farti quella cosa, lo sai. E’ strano, ci conosciamo da così tanto che è stato come prenderlo in bocca a mio fratello”
Capite adesso quando dico che siamo sulla stessa lunghezza d’onda? A volte è come parlare ad uno specchio.
“…e poi non sei stato un gentiluomo, diciamo”
“Scusa ma è stato tutto così improvviso e quando hai iniziato la suzione, beh non sono riuscito a trattenermi. Ma in fondo non hai mica ingoiato no?
“Per prima cosa ho ingoiato eccome. Sei venuto nell’istante esatto che stavo succhiando, me lo hai schizzato direttamente in gola e ho dovuto mandarlo giù per forza quel groppo schifoso, e poi non vale avvertirmi ‘durante’ me lo devi dire ‘prima’, scusa eh?”
Non schioda e la conosco da troppo per capire che non me lo farà oggi. Devo improvvisare.
“Almeno avvicinati con il viso, mi basta sentire il tuo alito sopra”
Ve l’ho già detto che le immagini non contano niente? Beh, questa volta prendetelo alla lettera. Possono dire nulla o dire tutto. Dipende da quello che si vuole credere.
Le prendo la nuca e la spingo giù, senza forzarla. Diciamo solo che la accompagno. Guardo alle sue spalle la webcam accesa. Si dovrebbe vedere tutto, o niente, forse l’ho già detto.
La massa di riccioli biondi sparsi sul ventre mi impedisce di vedere molto, ma sento il calore del fiato soffiare sulla pelle tesa e super eccitata dell’asta. Non va oltre. Una sega è solo un gesto d’amicizia nel nostro strampalato modo di interloquire, ma una pompa è quasi un mezzo incesto o tradimento, dipende dai punti di vista, e lei ama sul serio mio fratello. Questo lo so perfettamente e anch’io naturalmente voglio bene a tutti e due.
E’ anche per questo che faccio quel che faccio.
Le accarezzo i trucioli dorati
“Muovi il viso su e giù”
Tentenna “Guarda che non lo faccio”
“Lo so. Devi solo ondeggiare con la nuca come se lo stringessi davvero tra le labbra. Si gode anche solo a guardarle fare certe cose, sai? Bastano le immagini! e il pensiero naturalmente”
Sorride. Ha capito perfettamente quello che voglio. Si umetta le labbra carnose a cuoricino.
“Bugiardo. Chiudi gli occhi, allora. Rilassati e avrai il sogno più reale della tua vita. Puoi venirmi anche in bocca stavolta se ti va. Ingoio tutto quello che ci metti”
Sento qualcosa stringersi debolmente, come un elastico slabrato, intorno al glande gonfio. Non so e non sono in grado di distinguere se siano solo il pollice e l’indice chiusi ad “O” o qualcos’altro di ben più caldo e scabroso, perchè sto godendo unicamente con il pensiero e non m’importa d’altro.
Anche mio fratello dall’altra parte della webcam sta godendo con il pensiero in fondo. Ben di più che con le sole immagini pornografiche che gli scorrono davanti.
Sua moglie è prona di schiena e il movimento ondulatorio della sua testolina bionda sul mio ventre suggerisce solo quello che dovrebbe star facendo.
Non sono un moralista e non m’importa se gode solo vedendo la propria bellissima moglie andare con altri.
Lei non lo sa. In fondo neanche lui sa. Io dovrei essere il solo a sapere se sua moglie mi sta veramente succhiando il pene o no. Mi basterebbe scostare quella massa di truciolame giallo per sapere chi sta ingannando chi.
Ma a me non importa, io godo con il pensiero.
Lentamente incrocio le mani dietro la nuca e, bocca o non bocca, mi lascio andare