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giovedì 20 febbraio 2014

Cura Definitiva



Ha gli occhiali di tartaruga e la faccia quadrata. Se non fosse per gli occhiali non si direbbe neanche un medico.
“per oggi abbiamo finito” annuncia. Sono le prime parole che ascolto da quando sono qui.
Mentre parlava non ho fatto che pensare al caldo seno di mamma. Alla morbidezza della carne, all’asperità rugosa dei capezzoli. Mi sarebbe piaciuto leccarli quei due ciucci viola, ma quando ho tentato di farlo mamma si è riabbottonata subito. Però, le mammelle se le è fatte toccare.

Mi aspetta fuori, confabula con il dottor Traversi che gli proclama “significativi passi avanti”.
Quando torniamo a casa ho urgenza. In macchina le ho guardato tutto il tempo il rigonfio pesante del seno ingrossarle la camicetta. Non vedo l’ora di toccarle di nuovo.
Mamma è rigida quando intuisce cosa voglio farle. Cerca di tergiversare, infine quando capisce che non c’è niente da fare si arrende e siede impalata come un manichino.
Mi inginocchio davanti e inizio a sbottonarle il vestito. Lentamente, un bottone dopo l’altro, le grandi tettone appaiono. Il solco che le separa è lungo e molto profondo.
Sobbalza mamma, quando gliele sollevo delicatamente. Resto solo un attimo ad ammirarle, poi non resisto. Vi affondo il viso in mezzo.

Credo si stia abituando. Oggi è durata più del previsto. Me le sono strofinate addosso a lungo. Sul viso. le protuberanze dei capezzoli a graffiarmi le guance, gli occhi, il naso, e quando ho raggiunto la bocca mamma finalmente non si è opposta.
Gliele ho succhiate.

Kildare, ha un leggero difetto di pronuncia. Le “s” diventano sc” nella sua bocca, come se indicasse di far silenzio.
“E’ necesciario, Fa parte del percorso cognitivo, scignora”
La voce di mamma non la sento bene di qua della porta, ma non mi sembra per nulla convinta.
“L’ha fatto di nuovo! Mi ha toccato il seno e anche…lasciamo pedere và!”
E’ accondiscendente il dottore dei pazzi. Rassicura, conforta e informa: “normale regrescione del fenomeno” sentenzia serafico.
“Ma lei non sa cosa…”Abbassa la voce, mamma. Devo incollare l’orecchio alla porta per carpire qualche sillaba “no…nate sul viso…succhiate…”
Mi si drizza quando lo dice. E’ che sento ancora il dolce sapore dei suoi capezzoli sulla lingua. Sì, finalmente mamma se le è fatte succhiare, mi ripeto da solo. Ho voglia di masturbarmi, ma resisto.

Quando gliele tiro fuori di nuovo, mamma sospira, rassegnata. Io mi metto subito al lavoro e spremo, impasto, lecco. Passo da una all’altra e non mi stancherei mai. Mamma si abbandona sulla poltrona rassegnata. Dalla camicia completamente aperta il rigoglio ragguardevole delle mammelle è irresistibile. Lo scuro viola dei capezzoli stride con il bianco candido della camicia.
E’ un incanto essere qui tra le cosce di mamma, con le sue mammelle nude davanti. Le ho abbassato il reggiseno fino allo stomaco e gliele impasto voluttuosamente.

Mi ferma la mano sotto la gonna. Stringo l’elastico delle mutande e lo tendo giù. Fa resistenza, poi progressivamente le dita si rilassano. la stretta si allenta fino a cedere. Gliele abbasso.
Mi sembra incredibile. Me l’avessero detto sei mesi che sarei riuscito a sfilare le mutande a mia madre gli avrei dato del pazzo.
Urla e strepiti quando mi aveva sorpreso a masturbarmi con i suoi collant. Poi il calvario della psichiatria. Uno specialista dopo l’altro fino a Traversi, il luminare massimo. Terapie rivoluzionarie e accertate, risultato garantito. Proprio come se vendesse un sapone.

Ha la sorca molto pelosa, mia madre. Mi piace. Le pongo le mani sulle cosce imponendogli di allargarle.Voglio vederla bene “dentro”.
“Eh, no! ”  protesta. Non mollo e la costringo ad aprirle. Non posso essere arrivato fin qui e rinunciare proprio adesso. Le mie dita affondano nella carne morbida delle cosce.
“Apri…dai aprile, mamma, voglio vederla” La mia voce è roca più di quel che vorrei e mamma incredibilmente cede.

Quel che le faccio dopo è facilmente immaginabile.
Mamma si lamenta e si contorce mentre le lecco la sorca. E’ deliziosamente sudicia e viscida. Ho alcuni peli in gola e un sapore terribilmente cupo sulla lingua.
Tutto precipita. Il terrore negli occhi mamma quando mi slaccio i pantaloni. Il cazzo svetta fuori enorme e prepotente. Mamma piange quando lo avvicino al cespuglio nero della sorca.
Lo faccio.

Se si toglie gli occhiali di tartaruga perde molto del suo phisique-du-role. Siamo fuori dallo studio, A quest’ora non è prudente, il vero Traversi dovrebbe rientrare oggi.
“Sciono laureato anch’io, che credi?” mi informa.
Sei radiato” ribadisco. Per sicurezza gli allungo comunque un altro centone. Dopo tutti quelli che gli ha dato mia madre ha già una piccola fortuna, ma non c’è prezzo per quello che ho comprato o meglio che ha comprato mia madre per regalarla a me.
La fica proibita di mia madre per me è oltre ogni immaginazione e in ogni caso alla fine la cura ha raggiunto il risultato.
Non credo che mia madre confesserà mai a nessuno quello che abbiamo fatto. Il tempo dei dottori è finito e la vergogna e il pudore faranno il resto.
Mi ha accarezzato quando ho finito, e mentre il pene si ammosciava dentro il suo antro bagnato, l’orrore e il rimorso per quello che avevo fatto mi crescevano dentro.

Ora che ho saldato anche il mio complice la storia dovrebbe essere chiusa definitivamente. L’altro conto quello con mia madre, l’ho già pagato subito dopo esserle venuto dentro.
No, il ribrezzo e la nausea dopo l’incesto tanto sospirato proprio non me li aspettavo. Ma sono arrivati ugualmente, ancora più violenti perchè inaspettati. Ho vomitato.

Mentre ci rivestivamo, timorosi e mortificati io e mamma ci siamo guardati e non cè stato bisogno di parole. Nei suoi occhi lividi cerchiati di rosso tutto l’orrore che per quello che aveva dovuto subire si rispecchiava nel mio. Identico.

“Traversi dunque aveva ragione” mi dice ora. Dopo lo stupro non ci siamo più parlati e io stento a seguirla. Scuote la testa “Non sapevo se avrei mai trovato il coraggio, ma alla fine l’ho fatto e aprendo le gambe ti ho dato quel che volevi”
Spalanco gli occhi e annaspo. Non capisco. Ha forse scoperto tutto? Continua.
“Era veramente lui sai? Traversi dico. Sosteneva che il modo più radicale, brutale finchè si vuole, era lasciartelo fare, ma dovevi credere tu, di avermi violentata”.
Le parole le escono di getto, come volesse liberarsi la coscienza, lei che ha subito lo stupro.
“Lo schock dell’incesto ti avrebbe curato da solo…Pare che, anche se non lo si dice, sia un metodo  piuttosto diffuso e soprattutto sicuro”
Quando sto per piangere mia madre mi fa poggiare  il viso sul suo petto. Petto di odoroso di  maternità e non di altro. Hanno ragione, lo so.
Lei e occhiali di tartaruga.

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